Arona: la porta d’ingresso alla Torre dell’Orologio torna al suo posto con l’antico splendore

Arona: la porta d’ingresso alla Torre dell’Orologio torna al suo posto con l’antico splendore

Arona: dopo un anno di attesa burocratica e una settimana per rifarsi il look, anche la porta d’ingresso alla Torre dell’Orologio (per gli aronesi è la Tur de la merda, dato che in realtà serve a controllare l’affluenza delle acque nere) è tornata finalmente al suo posto.
Il restauro completo voluto dall’Amministrazione comunale guidata dal primo cittadino Alberto Gusmeroli ed eseguita a titolo gratuito da una delle famiglie Aronesi più antiche, ovvero i Reina, rappresentati in questo contesto dai fratelli Roberto e Riccardo (con l’aiuto dell’amico Federico), ha dato la possibilità di completare il lungo restauro che ha portato l’intera torre (che da pochi mesi dispone anche di una nuova piazzetta) all’antico splendore in ogni singola parte.
L’intera zona è da tempo sotto meticoloso restauro per far si che la storia si riprenda il doveroso posto e rappresenti la bella cittadina affacciata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore in tutto il mondo. Proprio in questo periodo a seguito di scavi sul nuovo lungolago, sono affiorate nuove parti delle mura antiche, che saranno riportate alla luce, sotto l’occhio vigile della sovrintendenza delle belle arti.
Sulla Torre dell’Orologio non è stato ancora scritto molto perché gli anni Trenta ad Arona non sono stati oggetto di una trattazione organica e completa, esiste anche un pieghevole , pubblicato in occasione della conclusione dei primi restauri curato dal compianto Prof. Mario Pagliano, ma nonostante le mie ricerche non sono riuscito a trovarlo.
A dircelo è Giovanni di Bella, esperto della storia Aronese, indicandoci come riferimento un articolo pubblicato sul mensile “Il Territorio” del 2001 e due pagine tratte dal volumetto “Arona da scoprire” del 2009, di entrambi è autore Giacomo Fiori.
Al restauro ha anche partecipato, fornendo le vernici, un’altra famiglia storica Aronese, ovvero Angelo e Carlo Zavaglia, che si sono prestati da subito alla definizione del colore originale e all’indicazione esatta di come effettuare un lavoro che durasse nel tempo ma che ne mantenesse inalterati i caratteri storici.
Articolo di Riccardo Reina